Orizzonti differenti

di Cristian Magnani.

La pesca a passata, nel nostro paese, sembra dividersi in due diverse correnti, due scuole ben distinte, seguendo la profonda diversità tra i fiumi nei quali viene praticata.
Da una parte ci sono il Po ed i fiumi che scendono dalle Alpi: oltre al già citato grande fiume, corsi d’acqua imponenti come il Ticino, l’Adda, l’Adige, insieme a fiumi alimentati dalle nevi alpine o dai grandi laghi e sempre ricchi di acque come l’Oglio, il Mincio, il Piave, solo per citare i primi che mi vengono in mente. Senza dimenticare i profondi fiumi del triveneto, dall’Isonzo al Brenta, al Tagliamento, passando per Sile e Livenza. A ben vedere, tutta la pianura padana è percorsa da un numero pressoché infinito di fiumi e di canali ricchissimi di acque, che la attraversano come un fitto reticolo di vasi sanguigni.
Dall’altra parte, a sud del Po, ci sono tutti i corsi d’acqua di portata minore che scendono dagli appennini. Fiumi di carattere principalmente torrentizio e accomunati dalla portata fortemente variabile in base alla consistenza delle precipitazioni atmosferiche. Anche fiumi di notevole lunghezza come il Tevere e l’Arno, rimangono fiumi dalla portata mutevole nei tratti che interessano il pescatore a passata.

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